Il Taoismo

TAO

Il Dao che può essere definito non è il Dao costante. […] Senza nome è l’origine di tutti gli esseri, aver nome è la madre di tutti gli esseri”. Così tradizionalmente inizia il Daodejing, classico del pensiero taoista cinese, con una frase criptica che svela il mistero dell’inizio dell’esistenza.

Secondo il pensiero taoista (che in questo non si discosta da quello confuciano) esiste un'armonia universale che lega tutti i livelli del cosmo: Terra, Uomo e Cielo.

Lao-tzu dice: <il dotto impara qualcosa ogni giorno, l'uomo del Tao disimpara una cosa al giorno fino a quando ritorna al non-fare>

Stiamo attenti, cosi', semplicemente, senza commentare, senza pensieri per la mente. Tao o Dao (IV e III secolo a.C.) signifca letteralmente 'via', 'corso': il corso della nattura.

Diceva Lao-tzu che il metodo di funzionamento del Tao è tzu-jan, 'da se stesso', vale a dire, 'spontaneo'. Osservando le cose in modo originario, non cè differenza tra quello che fate, da una parte e quello che vi accade, dall'altra. Inizia tutto adesso in questo momento. Ciò che chiamiamo futuro non è nulla, il grande vuoto: ma è un vuoto pieno di possibilità. Se chiudiamo gli occhi e percepiamo la realtà soltanto con le orecchie, scopriamo uno sfondo di silenzio da cui escono tutti i suoni. Se chiudiamo gli occhi e ci mettiamo ad ascoltare, notiamo che il suono arriva dal nulla e poi se ne va. E' molto semplice tutto comincia adesso, perciò è spontaneo. Non è determinato: il determinismo è un concetto filosofico. Il nostro è un ordine molto elementare. Se invece osserviamo la pianta di bambù ciò è perfettamente chiaro che la pianta possiede un suo ordine. Ci accorgiamo immediatamente che non è scompigliata, pur non essendo simmetrica o geometrica. La pianta somiglia a un disegno cinese. I Cinesi amano talmente questo tipo di ordine asimmetrico che lo hanno messo nei loro dipinti. In Cinese è definito -li-, e in origine il carattere li indicava le venature nella giada. Poichè il Tao è il corso, il -li- può essere visto come 'corso d'acqua'. Nei disegni dell'acqua che scorre si possono trovare le innumerevoli variazioni tematiche dell'arte cinese. Si riconoscono immediatamente e spesso includono la cirva a -S- nel cerchio che rappresenta lo yin e lo yang. Dunque, li indica l'ordine dello scorrere, la meravigliosa trama danzante dei liquidi.

Lao-tzu paragona il Tao all'acqua:

Il grande Tao scorre ovunque,
verso sinistra e verso destra.

Ama e sostenta tutte le cose,
ma non domina sopra di loro.

Come commenta altrove, l'acqua cerca sempre di scendere a un livello inferiore, il che è aborrito dagli esseri umani perchè tentano di mettersi continuamente più su degli altri. Lao-tzu sostiene che la posizione più bassa è quella più efficace. Lo possiamo vedere immediatamente nello Judo e nell'Aikido.

Dunque la via dell'acqua che scorre è la via del Tao. Apprezzare l'acqua che scorre ci conferma che 'la vita è uno scorrere': siamo noi e nello stesso tempo non siamo noi a scorrere. E' il processo, l'avvenimento. Una volta che lo avremo capito smetteremo di fare domande. Il Tao non può essere descritto. Nello stesso tempo è partire e arrivare, uno scorrere continuo, un'incessante cambiare. Ecco il significato dell'eterno Tao.

Lao-tzu dice, in proposito: il Tao non fa nulla, ma nulla viene tralasciato.

Contemporaneamente all'idea dell'acqua che scorre esiste un'altro concetto taoista che Lao-tzu ha denominato 'Wu-wei'. Wu significa 'non'. Wei possiede numerose accezioni: agire, sforzarsi, tendere verso, fare. La traduzione migliore è però 'forzare'. Quindi Wu-wei significa 'non forzare'. In altre parole il Tao realizza ogni cosa senza costruzione.

Se vogliamo davvero trovare una soluzione, ciò che dobbiamo fare è contemplare il problema. Visualizziamo la questione nella migliore maniera possibile e poi aspettiamo semplicemente. Basta aspettare per qualche tempo con "consapevolezza": e la soluzione arriva da sola. Ecco come usare il cervello: proprio come funziona lo stomaco quando deve digerire il cibo senza che noi lo teniamo consapevolemte sotto controllo.

Per citare il contemporaneo Bert Hellinger, lasciare significa: <lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente. Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi, si allontanano da noi, lasciamole andare.> Molliamo la presa.
Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro.

 

 

I tre principi fondamentali della filosofia taoista:

il Tao: il corso della natura

Wu wei: non forzare

il Te: il potere che deriva da seguire la via dell'acqua che scorre e scegliere la linea della minore resistenza

 

Influenze con il buddismo

La relativa vicinanza di temi rispetto al buddhismo — pur nella sostanziale differenza di prospettive — ha fatto sì che si creassero diverse forme di sincretismo fra le due fedi, con condivisione e scambio di elementi religiosi e divinità.

Il contatto del buddismo con la tradizione daoista ha portato alla scuola del buddhismo Zen, diffusa soprattutto in Giappone.

In Cina l'antico ordinamento sociale era intoccabile. Il cielo era custode della stabilità. "La garanzia della tranquillità e dell'ordine interno era offerto nel migliore dei modi, da una potenza qualificata nella sua impersonalità [...] alla quale dovevano rimanere estranee la passione e soprattutto l'ira"

I due principali paradigmi della religiosità cinese sono: il culto di stato ufficiale che serviva gli interessi della comunità e il culto degli antenati che serviva agli interessi del gruppo familiare

Gli interessi personali in entrambe le linee religiose erano impensabili. "Il cielo, la potenza celeste impersonale non parla agli uomini, si rivela attraverso il modo del governo terreno e quindi nell'ordine stabile della natura e della tradizione, che è parte dell'ordine cosmico."

« In luogo di un dio creatore sopramondano si considerava come essere ultimo e supremo un essere sopradivino, impersonale, sempre identico a se stesso, eterno nel tempo, che rappresentava al tempo stesso la validità intemporale di ordinamenti eterni. La potenza celeste "non parlava" agli uomini si rivelala loro attraverso l modo del governo terreno, e quindi nell'ordine stabile della natura e della tradizione, che era parte dell'ordine cosmico, nonché, come ovunque attraverso ciò che accadeva agli uomini. »
 

In ultimo:

« l'assenza di un Dio personale, che disponesse a piacere di tutto ciò che è creaturale, [..precludeva..] la via verso un'etica ascetica orientata in base all'antitesi tra Dio e la creatura »